Sèleco torna sul mercato e cerca investitori

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Lo storico marchio delle tv punta a raggiungere i 100 milioni di fatturato. E per farlo è pronto a cedere almeno il 35% del capitale

 

Dal 1965, anno di fondazione, e per i 20 anni successivi, il marchio Sèleco è stato sinonimo di televisioni di qualità italiana e di innovazione. Fu proprio l’azienda di Pordenone, nel 1974, a introdurre sul mercato italiano, fra le altre cose, il famoso Ping-O-Tronic, antesignano delle attuali console. Nel corso degli anni però anche questa realtà (parte del gruppo Zanussi), che aveva in mano il 10% del mercato tricolore delle tv, è stata penalizzata dall’arrivo della concorrenza straniera e dalla crisi al punto da dover dichiarare fallimento in maniera definitiva nei primi anni Duemila. Ma la storia non finisce qui. Lo scorso anno, infatti, il marchio Sèleco è rinato dopo essere stato acquisito da Twenty spa, società guidata dall’amministratore unico Maurizio Pannella che ha chiuso il 2016 con 13 milioni di fatturato. Twenty, spiega Pannella, ha tutte le carte in regola per rilanciare Sèleco, sia dal punto di vista industriale – in particolare grazie all’acquisizione di Magnadyne, altro marchio tv e ai piccoli elettrodomestici di Necchi – sia da quello delle risorse. Di recente la società ha portato a casa un aumento di capitale alzando a 3,5 milioni il capitale sociale.

FINANZA ALTERNATIVA

Dall’acquisizione, Twenty affiancata da Nctm non solo ha ridato vita al brand attraverso soprattutto la sponsorizzazione della S.S. Lazio nel campionato in corso, ma ha avviato un ambizioso piano industriale da 25 milioni di euro per la società che a livello pratico si focalizzerà sull’assemblaggio di televisioni. L’obiettivo di fatturato è di 100 milioni, dagli attuali circa 30 milioni (e da un patrimonio di 23,35 milioni), entro i prossimi due o tre anni. Il fulcro del progetto, osserva Pannella, «sta proprio nella notorietà che il marchio Sèleco ha avuto nell’era del boom economico e che si inserisce bene nel mercato di oggi, appassionato di prodotti vintage» e sempre più in cerca di “amarcord” commerciali. Ma gli obiettivi e gli investimenti da intraprendere sono importanti, anche per un marchio dal passato glorioso, ed è per questo che Pannella intende aprire il capitale a finanziatori presenti sul mercato o partner finanziari, incluso il private equity, che vorranno investire nella società e con l’intenzione di diventare una realtà «completamente indipendente dal canale bancario». Le risorse fresche, spiega l’ad, «serviranno alla crescita organica, allo sviluppo dei prodotti e all’internazionalizzazione». Pannella lascia aperte anche le porte della Borsa, «ma solo dopo almeno un anno di ripresa delle attività».

INVESTIMENTI SUL BRAND

Per il rilancio di Sèleco «siamo partiti con la valorizzazione degli asset secondo noi più importanti della società, ossia il marchio e gli immobili» racconta l’ad. Sul primo fronte «appena acquisita la società abbiamo commissionato uno studio per una rivalutazione del brand Sèleco per capirne il valore e metterlo in patrimonio» e nel contempo «abbiamo avviato per il suo rilancio, in particolare tornando a essere sponsor della Lazio, dopo 33 anni di separazione, con la quale abbiamo un contratto rinnovabile per altri due anni», aggiunge. Il contratto ha un valore economico garantito di 4 milioni di fino al 30 giugno 2018; in caso di proroga, di ulteriori 4 milioni per ciascuna stagione. Nel complesso la società ha investito 10 milioni in produzione e campagne marketing «che hanno fatto leva, con successo, sull’effetto “nostalgia” di un marchio storicamente sinonimo di qualità e di italianità che intendiamo preservare». Quanto agli asset immobiliari, lo scorso ottobre il gruppo ha riaperto lo stabilimento produttivo originale di Vallenoncello, in provincia di Pordenone, reintegrando 50 lavoratori in esubero all’Electrolux di Porcia e investendo 1,5 milioni in lavori di ristrutturazione. «Lì si assembleranno le tv nelle quattro linee di montaggio esistenti», spiega. Contestualmente c’è stata la riqualificazione di un immobile, dal valore di 16 milioni, situato a Como e che verrà usato per lo stoccaggio delle merci, e ha trasferito, fra le prime, la propria sede sul molo di Trieste. «Qui verranno assemblati i prodotti che poi verranno distribuiti esclusivamente alla Gdo (grande distribuzione) e alla Gds (specializzata)», commenta Pannella. Essendo un Porto Franco, «il molo non solo ci consente un risparmio del 14% sull’assemblaggio e la componentistica ma rappresenta anche un nodo centrale per il nostro sviluppo internazionale oltre agli attuali mercati di riferimento, cioè Francia, Germania e Brasile».

PRODOTTI

Se dunque nel 2017 il lavoro è stato incentrato per ridare visibilità al marchio, in base al piano industriale, curato da EY, «nel 2018 vogliamo avviare la produzione, con l’idea di raggiungere i 70-80 milioni di euro di fatturato già il prossimo anno». Oltre alla gamma di tv, dai 24 ai 55 pollici, con un design specifico e destinate alla fascia di mercato medio alta, l’azienda ha iniziato a produrre anche il bianco e piccoli elettrodomestici con due nuovi e distinti brand, ossia Sèleco Easy life, che comprende prodotti tecnologici e utili disponibili su larga scala, come ad esempio gli accessori per i telefoni cellulari, e Sèleco Home, quindi tutto ciò che può servire per la casa, dai bollitori alle scope elettriche. Quanto al personale, «intendiamo raggiungere a regime una quota compresa tra le 50 e le 70 risorse». L’occhio è rivolto ai giovani in grado di portare innovazione e interessati a svilupparne il design e a occuparsi di ricerca e sviluppo, oltre che all’assemblaggio e alla commercializzazione (l.m.).